Cooperazione in Italia
Ricerche e studi sulla cooperazione in Italia

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file icon Azioni Positive
20/06/2006

Testo scritto da Giovanna Nicosia e Roberta Curiazi con la supervisione del prof. Giovanni Minardi, in occasione del 60° anniversario del voto alle donne.

Giovanna Nicosia

Roberta Curiazi

fondgdf at dinamica dot it

 

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file icon Le piccole società cooperative in Italia - un esperimento insolito di imprenditoria diffusa
24/09/2005

Il sopravvento delle politiche liberistiche, anche in Italia, anche se ne ha indebolito l'immagine esterna, non sembra aver travolto il sistema delle imprese cooperative a cominciare dai settori tradizionali dove più lontano nel tempo e più robusto è il suo insediamento.
Se non è mancato (e tuttora permane) un disegno di ridimensionamento di questo sistema di imprese, introducendo una più puntuale (ed inevitabilmente selettiva) delimitazione dei requisiti che distinguono imprese che si fondano sul mutualismo e sulla partecipazione diretta dei soci rispetto alle imprese di capitali anonimi, la cooperazione si ripropone come un modello di organizzazione di attività imprenditoriali, che uscendo dalla area della economia civile1, si rivelano capaci di affrontare in termini innovativi gli effetti disintegrativi della mutazione di un sistema istituzionale di Welfare che con difficoltà si apre alle trasformazioni di una Welfare Society attenta anche agli apporti dei soggetti e degli organismi volontari presenti nel contesto delle comunità locali. Il riferimento è al settore delle cooperative sociali2 che hanno fatto dell'intervento solidaristico a favore di terzi soggetti in condizione di svantaggio fisico, sociale ed economico la ragione di fondo della loro dinamica e rapida espansione. In questo contesto si vanno a collocare anche gli effetti in un certo senso paradossali delle politiche liberistiche, effetti che si manifestano ad esempio nel caso del lavoro associato e della creazione di impresa da parte da un lato delle giovani generazioni e dall'altro dei soggetti che operano nel mercato in forme sommerse ed illegali. La riduzione dell'ombrello protettivo statale ed in genere pubblico ed i provvedimenti volti a favorire la regolarizzazione delle attività economiche, anche attraverso la incentivazione dell'emersione delle iniziative illegali ed irregolari sta spingendo sia i giovani intenzionati ad avviare od ampliare le loro attività sia altri soggetti (lavoratori immigrati, irregolari, già pensionati ed altri) a dare un assetto regolare e pubblico alla loro attività imprenditoriale, anche per poter affrontare in condizione di maggiore regolarità le dinamiche della competizione di mercato, non proprio benevole nei confronti di coloro che non rispettano le regole del gioco. In questo contesto è stata istituita, con un provvedimento legislativo (noto come legge Bersani) destinato a favorire la flessibilità del mercato del lavoro, la piccola società cooperativa, (d'ora in poi PSC) una figura giuridica in un certo senso anomala3 rispetto alla legislazione cooperativa, che oltre ad abbassare la soglia a 3 soci per la costituzione della impresa cooperativa, ha portato l'opportunità della creazione di impresa a portata di soggetti, che se privi dei requisiti aziendali consolidati, possono mettere in campo fattori "leggeri" di investimento quali la conoscenza, la comunicazione, le nuove tecnologie informatiche e telematiche o competenze relazionali e professionali esplicabili nelle attività di Care personale e di Welfare comunitario.
L'innovazione non è stata oggetto di particolare attenzione da parte degli organismi di promozione cooperativa e sociale; anzi le valutazioni del movimento sindacale sono state negative, anche per l'ulteriore incentivazione che la forma della PSC poteva imprimere alla frammentazione delle piccole imprese, favorendo peraltro fenomeni di uso improprio di una figura giuridica poco evidente e difficilmente osservabile. Tuttavia, l'attenzione nei confronti del suo recepimento nel difficile e complesso sistema occupazionale ed imprenditoriale italiano può portare a risultati in un certo senso interessanti, poiché il modello di impresa partecipata e "leggera", come la PSC, può rappresentare un significativo indicatore della capacità di attrazione e di orientamento imprenditoriale che essa può esercitare nei confronti di selezionati gruppi professionali, di occupazioni marginali e deboli e nei confronti delle giovani generazioni impegnate nella ricerca di soluzioni occupazionali e professionali innovative.

Autori:

Prof. Everardo Minardi

Dott. Cristiano Zannoni


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file icon Primo Rapporto sulle Imprese Cooperative
20/06/2006
1° Rapporto sulla cooperazione in Italia edito da Unioncamere e Istituto Guglielmo Tagliacarne, presentato a Roma il 17/11/2004
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file icon Secondo Rapporto sulle Imprese Cooperative
20/06/2006
Secondo Rapporto sulle Imprese Cooperative di Unioncamere
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