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Estratto della relazione dell'assemblea sociale della Fondazione Giovanni dalle Fabbriche PDF Stampa E-mail
Scritto da Everardo Minardi   
giovedì 05 luglio 2007

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, l'intervento del prof. Everardo Minardi, all'assemblea dei soci della Fondazione Giovanni dalle Fabbriche

Fondazione Giovanni Dalle Fabbriche

 

Imprese cooperative in cambiamento nei sistemi economici locali e nella economia globale.

Il ruolo della Fondazione Giovanni dalle Fabbriche

di Everardo Minardi
Presidente della Fondazione Giovanni dalle Fabbriche

 

Le imprese cooperative verso la economia della conoscenza e della innovazione

La cooperazione è sempre più al centro dell’attenzione delle istituzioni politiche ed economiche per le trasformazioni cruciali a cui è sottoposta per effetto dei cambiamenti strutturali che sta assumendo la vita economica, e dei mutamenti culturali che sta subendo, spesso soffrendo, la vita sociale.

La internazionalizzazione dei processi di comunicazione e di scambio a cui sono sottoposte tutte le imprese coinvolge anche le imprese cooperative, imprese di uomini ancora prima di capitali; tutto ciò però, se comporta per le imprese di capitali una spinta decisiva verso la dimensione finanziaria delle transazioni economiche, spesso privilegiandole oltre misura, per le imprese di uomini, in cui il capitale sociale e culturale è la chiave di volta del vantaggio competitivo di questo tipo di imprese, tutto ciò comporta la massima capitalizzazione del capitale umano, la più completa valorizzazione delle intelligenze, il massimo investimento sulle professionalità come valore distintivo di un modo di fare impresa che avviene non nel segno della competizione, ma della cooperazione.

Se perciò, la persona, l’intelligenza, la competenza professionale sono al centro di quella che viene ormai riconosciuta come economia della conoscenza, occorre che nell’ambito della cooperazione vi sia chi strategicamente decide di dedicare attenzione a questa dimensione: produrre conoscenza, valorizzazione la informazione e la comunicazione, formare e costruire competenze professionale, affermare i valori distintivi della cooperazione sono diventate gli obiettivi che non sono condivisi solo dalle imprese cooperative che da sempre ne sono portatori, ma anche da imprese di capitali che sempre più avvertono l’inaridirsi delle loro dinamiche.

In questo contesto chi fa formazione, produce e distribuisce conoscenza, chi elabora gli scenari del futuro, chi analizza le domande sociali ed i mercati, chi progetta non solo in senso tecnico, ma partecipativo lo sviluppo locale: tutti costoro diventano gli attori privilegiati di un contesto di cui le imprese, soprattutto le imprese cooperative non possono fare a meno.

La Fondazione appartiene a questo contesto, è chiamata fin dalle origini ad occuparsi di giovani generazioni, educazione e promozione della cooperazione, sempre più spesso viene chiamato a fornire attività e servizi di analisi sociale ed economica, a realizzare occasioni di incontro tra cooperatori ed espressioni della economia della conoscenza, a riaffermare i valori propri della esperienza cooperativa, a partire dai luoghi, dai protagonisti della tradizione cooperativa, per dare continuamente attualità alle diverse espressioni dell’agire cooperativo.

I campi prioritari di azione

Evidenziamo in sintesi di seguito le aree fondamentali di azione e di servizio della cooperazione.

1.l’attenzione e l’azione a favore delle giovani generazioni
In questo campo la Fondazione ha riconfermato la propria missione, rinnovando le iniziative di orientamento alla impresa cooperativa, coinvolgendo giovani (e ormai anche giovani adulti) interessati a conoscere la realtà cooperativa, non solo per intraprendere una prima attività, ma anche per migliorare la propria attività professionale.
La condivisione con il Credito cooperativo Ravennate e Imolese della esperienza delle borse di studio costituisce l’altro momento importante per la Fondazione, che ha contribuito peraltro ad una ridefinizione delle finalità e quindi delle assegnazioni delle borse di studio che da strumento di riconoscimento del merito stanno divenendo sempre di più risorsa da investire nei giovani interessati a sviluppare il proprio cammino di formazione anche con riferimento alla realtà cooperativa presente sul territorio.
Va ricordato in questo campo di attività la presenza attiva e continuativa dei collaboratori volontari della fondazione, denominati “coo-managers”, che hanno svolto e stanno svolgendo funzioni di tutorship nei confronti degli allievi dei corsi, dei borsisti e dei giovani interessati ad avviare esperienze di società cooperative.
La Fondazione inoltre, insieme al Credito cooperativo ed a Confcooperative provinciale, si è dotata negli scorsi anni di uno strumento innovativo, quale il Fondo di rotazione per lo sviluppo delle giovani società cooperative (con l’adozione di un apposito regolamento). Si tratta di uno strumento di cui alcune giovani cooperative si sono avvalse anche nel 2006 e che si intende riproporre con ancora più decisione nel corso del 2007.

2.la promozione di azioni volte a rafforzare la dimensione della solidarietà sociale.
La Fondazione ha sicuramente effettuato un cambio significativo della propria attività con la sottoscrizione di un accordo – che riteniamo sicuramente esemplare anche per altre realtà cooperative – con il Credito Cooperativo Ravennate e Imolese che ha affidato per l’intero 2006 il compito di gestire, in costante accordo con il Credito stesso e il supporto di un apposito Comitato etico, due interventi significativi:
lo sportello della solidarietà
il micro credito.
Si tratta di settori di intervento dove sicuramente si evidenzia il modo di essere proprio della cooperazione che non esaurisce nella mutualità la sua ragion d’essere, ma traduce nella solidarietà concreta e quotidiana i suoi valori ispiratori che portano a stabilire un nesso forte e decisivo tra imprese e cooperative e comunità sociali in cui sono collocate e radicate.
La rilevanza anche delle risorse disponibili ha creato un nuovo stile di lavoro e di organizzazione dentro la Fondazione, che dovrà migliorare il suo funzionamento e favorire il coinvolgimento delle diverse entità con cui entra sempre più spesso in contatto: Caritas diocesane, organismi religiosi, associazioni di volontariato, organizzazioni non governative anche con riferimento ad urgenze e necessità che provengono da territori lontani, da paesi notoriamente sottosviluppati.
Con taluni di tali organismi, a cominciare dalle Caritas diocesane, sono stati stabiliti accordi così da definire procedure e criteri di valutazione il più possibile partecipata e condivisa per decidere gli interventi da realizzare e gli oneri da assumere anche sotto il profilo della responsabilità di chi deve realizzare l’intervento sulla fonte della bisogno sociale.
Altri accordi, impegni reciproci, dovranno essere definiti nel prossimo futuro anche per dare continuità e soprattutto efficacia agli interventi di aiuto e di integrazione economica e sociale in termini tali da risolvere gli stati di bisogno nelle loro cause, impedendo che si riproducano nel tempo.

3.la sperimentazione di forme innovative di micro-credito
E’ ormai da tempo evidente, soprattutto dopo una importante indagine della Caritas italiana sulle nuove forme di aiuto nei confronti delle fasce deboli della società, che il micro credito non concerne solo i paesi sottosviluppati (sulle orme della esperienza del premio Nobel Yunus); però occorre procedere con attenzione per impiegare una risorsa che non deve assolvere a fini assistenziali, ma promozionali della autonomia e della capacità di inclusione sociale nei confronti di soggetti che mancano della base economica e motivazionale necessaria per intraprendere percorsi di integrazione sociale.
Perciò, la Fondazione ha avviato un approccio preliminare al problema e sta per insediare un gruppo di coordinamento e di valutazione che sia in grado di meglio orientare la esperienza a cui il Credito cooperativo Ravennate e Imolese ha dato origine.
Tale impostazione potrà fornire indicazioni utili anche nell’ambito dell’intero movimento cooperativo regionale (a cominciare dalla cooperazione di credito).

4.l’attenzione alle radici storiche e valoriali della cooperazione e delle sue realizzazioni economiche e sociali
L’identità cooperativa non è una etichetta per il passato, ma soprattutto è una risorsa valoriale per il presente e per il futuro.
Perciò la Fondazione non cessa di fare investimenti in questa direzione. Come negli scorsi anni, si è prestata una particolare attenzione alle sedi, ai gruppi, alle persone che hanno contribuito a far crescere o a recuperare la memoria storica, documentaria, fotografica di persone, imprese, istituzioni, che hanno fatto della cooperazione una realtà concreta, visibile, fruibile nei suoi benefici anche nella realtà odierna.
E’ il caso del centenario della coop. Casa del Popolo, struttura in cui sono ospitati Confcooperative per la sede faentina e la Fondazione stessa, insieme ad altre cooperative, come la Coop. di cultura popolare e la Biblioteca C.Zucchini; rispetto a tale evento, la Fondazione, di intesa con il Credito cooperativo Ravennate e Imolese, ha offerto il supporto e le risorse soprattutto nei confronti di chi meritoriamente si è assunto l’onere di raccogliere in un apposito volume i risultati del lavoro di indagine e di ricostruzione storica di tutta la vicenda centenaria della Casa del Popolo cooperativa. La persona in questione è Salvatore Banzola, che della Fondazione è oggi il vice presidente e che della cooperazione faentina è ormai diventato un attento ricostruttore delle matrici e delle documentazioni storiche.
L’attenzione nei confronti di tale settore di attività da parte della Fondazione non intende ridursi di intensità e di impegno e la disponibilità alla collaborazione con altre iniziative che vorranno svilupparsi non solo a scala locale è piena e convinta.

5.Il ruolo della impresa cooperativa nelle politiche e nelle azioni di sviluppo locale
Il radicamento territoriale, l’orientamento alla comunità, la valorizzazione del territorio costituiscono elementi essenziali per definire una cooperativa, e per comprendere i motivi del suo successo o insuccesso.
Perciò lo sviluppo della impresa cooperativa avviene contestualmente allo sviluppo della realtà sociale e territoriale in cui è immersa, da cui trae le risorse essenziali e verso cui riversa le risorse di reddito e di benessere che le derivano dalla propria attività.
Per questo motivo la Fondazione ha prestato una particolare attenzione allo sviluppo locale, alle politiche pubbliche e comunitarie di incentivazione dello stesso, così come ha interesse a cogliere le buone pratiche espresse dalle imprese cooperative sia in questa che in altre regioni per la promozione delle politiche e delle azioni di sviluppo locale.
In questo quadro di riferimento, oltre a realizzare con la collaborazione di un borsista e di un giovane allievo in tirocinio del Master di economia della cooperazione della Università di Bologna un apposito lavoro di ricerca sulla realtà locale, si è sviluppata una concreta ed importante collaborazione con Confcooperative Emilia-Romagna, che avvalendosi di un finanziamento regionale ha consentito un ulteriore e decisivo ampliamento del lavoro iniziato.
La Fondazione contribuirà quindi alla pubblicazione del volume ed alla sua pubblicizzazione, sempre in collaborazione con Confcooperative regionale.
Non ci si può nascondere a proposito di tale tema che il lavoro ancora da fare, proprio in riferimento alla realtà regionale, resta ancora di grande rilevanza, laddove i programmi di sviluppo locale non sempre vedono presenti ed operanti le imprese e le banche di credito cooperativo, che comunque sono e rimangono espressione delle comunità locali.

6.La lettura e la interpretazione delle criticità sociali ed economiche della società locale e regionale
Se la cooperazione non può isolarsi rispetto ad una economia di mercato che richiede, per vincere la competizione, imprese più grandi, più efficienti, più regolate dalle nuove tecnologie, la cooperazione al tempo stesso non può prescindere da una società che per effetto della economia regolata dal mercato (e non più dallo stato, come in un passato non troppo lontano) produce crescente disuguaglianza sociale, una più estesa anche se sorda conflittualità sociale, più emarginazione e soprattutto più radicale ed diffusa esclusione sociale; tutto ciò non solo nei riguardi dei gruppi sociali più deboli in qualche maniera già noti, ma anche nei confronti di soggetti che progressivamente si indeboliscono nella dinamica selettiva della vita sociale.
Rispetto a tali situazioni, la cooperazione ha nel suo codice genetico un spinta ed una sollecitazione sua propria che le fa assumere un atteggiamento di responsabilità. Guai se non fosse così! Sarebbe un vero e proprio tradimento della matrice ideale e pratica se i cooperatori volgessero lo sguardo solo alle fonti del business!!!
Però non si fa impresa sulla miseria e senza aiutare a rendere autonomi e liberi le persone che oggi sono vittime di tali processi. Partendo da tali persone, dalle loro culture, dalle loro esperienze di vita, la cooperazione se vissuta ed interpretata da queste può rappresentare una risposta, una reazione positiva alla loro condizione. La cooperative hanno capitalizzato un know how in proposito che possono e devono mettere a disposizione primariamente di coloro che si trovano in difficoltà, senza il riconoscimento dei diritti di cittadinanza, spesso anche di esistenza.
In questa direzione, la Fondazione intende aprire piste di lettura e diagnosi delle criticità sociali per far crescere la conoscenza di tali situazioni, per accrescere la sensibilità sociale nei confronti dei soggetti a rischio, per realizzare, quando possibile, la necessaria mobilitazione di cooperatori, volontari, cittadini a sostegno delle persone che diventano sempre più marginali.

7. Un centro di risorse cooperative ed un incubatore per giovani cooperative
Perciò ci sentiamo in dovere di riproporre un sogno che abbiamo proposto alcuni fa alle cooperative socie della Fondazione: quello di esplicitare la missione e gli obiettivi di lavoro della Fondazione attraverso la realizzazione di un Centro regionale o sub regionale di servizi cooperativi  per promuovere, diffondere, rafforzare la economia della conoscenza di cui le imprese cooperative più di altre hanno necessità e per la quali sono in grado di manifestare maggiori capacità di impiego e di valorizzazione, in quanto il loro capitale sociale irriducibile è quello delle persone, delle intelligenze e delle competenze.
E’ ormai convinzione condivisa nei sistemi economici più evoluti che persone, intelligenze e competenze sono il cuore di una società e di una economia dal volto umano.

 
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